Thursday, November 11, 2010

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"Risarcite il Comune con 25 milioni"




La richiesta della Procura della Corte dei conti contro Banca Intesa per un "buco" nella riscossione delle imposte: il calcolo sugli anni dal '91 al '94. Ma a Palazzo d'Accursio prevale lo scetticismo


di ELEONORA CAPELLI






Maxi-risarcimento di 25 milioni da Banca Intesa alle casse del Comune di Bologna, proprio nel momento dei tagli più dolorosi al bilancio. Per ora, è solo la richiesta della Procura della Corte dei Conti: verrà analizzata dai giudici in febbraio, per un "buco" nella riscossione delle imposte negli anni dal 1991 al '94. Il processo s'è aperto ieri davanti alla Corte dei Conti e l'istituto di credito (al suo interno è confluita la Cassa di Risparmio, originariamente titolare della riscossione in provincia di Bologna) è chiamato a rispondere dal pm Paolo Novelli al termine di un'istruttoria durata cinque anni.


L'istruttoria contestava a Banca Intesa anche una "voragine" da 370 milioni di euro alle casse dell'erario, e per questo filone Banca Intesa ha scelto di avvalersi di una sanatoria, pagando il 10,91% del totale, cioè 40 milioni. Ma il "condono" non cancella il giudizio relativo alle imposte dovute a Palazzo d'Accursio.






La notizia della richiesta di risarcimento arriva in Comune come una delle poche buone nuove in periodo di tagli. "Il sub commissario Matteo Piantedosi è svenuto quando l'ha saputo - scherza il commissario Anna Maria Cancellieri -: sarebbe proprio quello che ci vuole, anzi, già 2 milioni sarebbero un bell'aiuto". Più "pessimista" Mauro Cammarata, responsabile del Settore entrate. "Per il momento questo non incide sul bilancio - spiega -, però è chiaro che se ci fosse una condanna, la somma calcolata dalla Procura della Corte dei conti supera persino l'entità dei tagli previsti, quindi sarebbe una vera boccata d'ossigeno. Io non ci conto molto, perché non c'è una lettura univoca dell'applicazione della sanatoria. Tra l'altro, anche se il danno è stato subito dal Comune, in quel caso i soldi vanno allo Stato".






L'accusa della Procura si basa sulla tesi che dal '91 al '94 il concessionario si sia limitato a riscuotere i tributi da chi li pagava regolarmente, mentre se bisognava ricorrere a pignoramenti non veniva riscosso niente, perché l'operazione era troppo costosa. Secondo l'accusa, c'era un vero e proprio sistema di redazione dei verbali a tavolino, per cui i contribuenti che non pagavano le tasse risultavano sempre irreperibili o nullatenenti. In questo modo, era giustificata la richiesta al Comune di pagare le spese per la riscossione "forzata", che in realtà secondo l'accusa non è mai stata fatta. La Guardia di Finanza ha spulciato quasi 80 mila cartelle esattoriali e alla fine il conto presentato alla banca è molto alto. Adesso la parola passa ai giudici.






Solo una nota: L'esattore aveva un tornaconto solo se riscuoteva!
Il fatto sta che eravamo in pochi ma per una strategia aziendale non  certo
voluta dal singolo!Ma tanto non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire!