Palazzo Silvani

Saturday, April 19, 2008

Signori Giudici,
credo di avervi già dato abbastanza materiale per permettervi di concludere questo processo in mio favore,
perché 14 lunghi anni che ho passato in questo stato di disgrazia,
credo che siano stati una pena impietosa assegnatami da Dio stesso per aver servito in modo onesto,
ubbidiente e impeccabile il “Padrone di questo mondo” (anche se l’ho fatto solo per sopravvivere),
dimenticandomi spesso che i rapporti umani non devono seguire sempre gli schemi prefissati, e che la vita non è un film in bianco e nero;
e anche se lo fosse, avrebbe comunque le varie tonalità del grigio.
Ecco, la mia anima ha conosciuto bene tutte le sfumature dal grigio al nero in questi 14 anni, e adesso brama di riappropriarsi anche degli altri colori, scomparsi dalla mia vita e dalla vita della miei cari, il giorno esatto del 30. Marzo 1995,
come se avessi dovuto riscuotere io stesso il mio debito con Dio.
Forse vi sembra fuori luogo parlare di Dio in un Tribunale,
perché LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI,
credenti e non credenti, ricchi e poveri, potenti e deboli..;
ma vorrei spiegarvi il perché oggi ho deciso di parlarvi in modo diverso,
non potendo per motivi di salute farlo in altro modo.
Altro giorno, mentre parlavo con una mia amica di questo caso giudiziario,
la sua bambina di 8 anni ci interruppe chiedendo alla mamma le spiegazioni,
in parole povere.
Al che la mia amica le fece una parabola dicendo:
“Un giorno la tua maestra ti manda in un'altra classe a prendere un libro e portarglielo.
Tu obbedisci e vai a prenderlo.
Ti fermano nel corridoio e ti chiedono perché hai preso il libro,
al che tu rispondi che te lo ha ordinato la maestra.
La maestra, invece, nega di avertelo detto. Tu cosa fai?
”La bambina spalancò gli occhi e fece la stessa espressione del viso che feci io quando mi consegnarono l’invio al giudizio.
Si sentì spinta in un vicolo cieco.
La sua mamma insistette nel vedere cosa avrebbe cercato di fare per difendersi, comunque.
La risposta della bambina era questa:
“Parlerei al Preside!” “Ma se neanche il Preside ti crede…”“Chiamerei i poliziotti!”“
Ma se neanche i poliziotti ti credono…”“Mi rivolgerei a Dio.”, rispose la bambina.
ECCO, IO INVECE, mi rivolgo a voi, Signori giudici, i rappresentanti della Giustizia Italiana,
nella quale tuttora non ho smesso di credere.
E non faccio nemmeno l’appello alla parte divina che giace in ognuno di voi,
ma faccio appello alla vostra parte UMANA,
perché solo la vostra parte umana più capire un essere umano come me,
colpevole solo per aver CIECAMENTE ubbidito agli ordini dei suoi superiori.
NON SAPEVO QUELLO CHE FACEVO., e quel che è peggio ancora, tuttora NON CAPISCO perché sono stato chiamato in giudizio.
Se a voi serve comunque un COLPEVOLE,(sia esso il vero colpevole oppure soltanto UN CAPRO ESPIATORIO), per poter dimostrare che avete svolto in modo impeccabile il vostro lavoro da Giudice; prima di sentenziarmi, vi prego di ricordarvi anche voi, che la vita non è un film in bianco e nero. Grazie.